(QUALE) INFERNO_reloaded

Teatro Abeliano il 21/03/2019 21.00

MARICA MASTROMARINO EMIL COTTINO (QUALE) INFERNO_reloaded

di Marica Mastromarino
con Marica Mastromarino e Emil Cottino
adattamento Marica Mastromarino
musiche Majorettesless _ E. Cottino/ E. Dalla Barba
regia tecnica Eros dalla Barba
scene Emil Cottino
supervisione Giovanni Sommazzi
compagnia MicronectaScholtzi
co-prodotto da
Ass.Artistica N.D.A.

Come un giro sulle montagne russe scendiamo in picchiata verso l’inferno incontrando i personaggi danteschi più pregni ma anche più “generosi” nel raccontare e raccontarsi. Un viaggio senza cinture di sicurezza.
Un gioco di creazione, partendo dagli endecasillabi originali.
Un viaggio umano verso la ‘canoscenza’..
Un viaggio verso le stelle…
Il progetto nasce nel 2015, da un’improvvisazione nella cripta di LUMe a Milano, tra Nicola Savi Ferrari, chitarrista e cantante, e Marica Mastromarino, attrice, che con la supervisione del regista Benedetto Sicca realizzeranno la prima versione di (Quale) Inferno. Il progetto si evolve con una diversa formazione nel 2018, spinti dalla voglia di uno ancora più approfondito studio sul suono: insieme alla Mastromarino ora vediamo Emil Cottino, cantante, compositore, musicista, performer e Eros Dalla Barba sound designer, compositore, beat maker e tecnico audio/luci.
Il viaggio di (Quale) Inferno attraversa i canti I, V, XIII, XV, XXVI, XXXIII, XXXIV (citando anche terzine dal III, XVIII, IXX, XXI). Tra le molte anime presenti, sono protagonisti Paolo e Francesca, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Ulisse, Conte Ugolino.
Tre “voci” creano la drammaturgia: la Parola, il Canto, il Suono.
La voce narrante si fa personaggio, così come Dante vive e racconta, racconta e vive.
Il racconto diventa un canto quando la parola umana non basta più.
Infine il Suono completa, amalgama, proietta immagini, accompagna, per mano, in questo altro mondo, in questo altro Inferno.
Quale Inferno?

Aggirando in punta di piedi i passaggi prettamente politici e storici, (Quale) Inferno _reloaded si concentra piuttosto sull’elemento umano, scivolando nella fenditura che squarcia il suolo tra noi e i dannati.
Il lavoro sul testo, giocando con la parola e con il suono, vuole allora allontanarsi dagli intellettualismi forzati, per mettere in risalto l’eco emotivo e fisico dei versi danteschi e ritrovare la tridimensionalità perduta dei personaggi incontrati. Un lavoro di partiturizzazione e “bruitage” del testo trecentesco, per immergergerlo in atmosfere sensibili che rendano tangibile al pubblico un mondo che esiste e vive soltanto nella distanza tra la
parola scritta e quella parlata.

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