LA MORTE DELLA BELLEZZA

Teatro Kismet il 09/12/2017 21.00

Ludwig produzioni LA MORTE DELLA BELLEZZA

drammaturgia e regia Benedetto Sicca
tratto dall’omonimo romanzo
di Giuseppe Patroni Griffi

con Francesco Aricò, Benedetto Sicca
scene Luigi Ferrigno
costumi Zaira De Vincentiis
disegno luci Marco Giusti
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
foto di scena Laura Micciarelli
produzione Ludwig – officina di linguaggi contemporanei
coproduzione Teatro Stabile di Napoli

La morte della bellezza non si può mettere in scena, non si può “adattare” e non si può ridurre. La morte della bellezza si deve leggere. Però lo si deve leggere! Per conoscere la limpidezza e la preziosità con cui Peppino Patroni Griffi (chiamarlo Giuseppe sarebbe fargli un torto, soprattutto per chi lo ha conosciuto) ha narrato le vicende di Eugenio e Lilandt, ha raccontato il loro amore ed ha attraversato l’oscenità con un linguaggio così alto ed aulico da renderla lirica e, sopra tutto, normale.
Il romanzo è, infatti, anche un dialogo tra l’autore ed un modo di vivere la sodomia e l’amore omosessuale pieno di sensi di colpa, di paure e di complessi di inferiorità rispetto all’amore, così detto, normale. Attraverso il personaggio di Eugenio, che Patroni Griffi aveva già inaugurato nel racconto del 1948 dal titolo La notte blu del tram, l’autore sembra essere tornato a riflettere, circa quaranta anni dopo, su quanto la struggente palpitazione che si prova nella scoperta dell’amore, non debba essere oggetto della propria vergogna, ma di un processo di conoscenza che porta alla libertà, alla bellezza ed alla vita. Anche se i personaggi del romanzo non risolvono tutti i propri dubbi e le proprie paure, il modo in cui Patroni Griffi ne descrive le emozioni ed i desideri più viscerali sembra parlare, in tal senso, di una revisione delle proprie pulsioni giovanili, liberate dal peso del condizionante perbenismo borghese.

Attraverso il teatro, in un dialogo diretto con il pubblico, mi pongo di fronte a questo meraviglioso romanzo di formazione sulla bellezza dell’oscenità, con l’intento di trasmettere il desiderio di leggerlo e di azzardare una tenue speculazione affettiva insieme a chi già lo avesse letto.
Le parole saranno quelle che Peppino regala ai due uomini protagonisti del romanzo. I corpi saranno il mio e quello di Francesco Aricò. La bellezza, spero, sarà l’incontro con lo sguardo e l’ascolto del pubblico che si troverà di fronte ai dubbi ed ai desideri di due creature che si scoprono per caso, si scelgono per necessità e … [Benedetto Sicca]

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