La Cupa – FABBULA DI UN OMO CHE DIVINNE UN ALBERO

Teatro Kismet il 14/03/2020 21.00 il 15/03/2020 18.00

Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale La Cupa – FABBULA DI UN OMO CHE DIVINNE UN ALBERO

versi, canti, drammaturgia e regia Mimmo Borrelli
con Maurizio Azzurro, Dario Barbato, Mimmo Borrelli, Gaetano Colella, Veronica D’Elia, Renato De Simone, Gennaro Di Colandrea, Paolo Fabozzo, Marianna Fontana, Enzo Gaito, Geremia Longobardo, Stefano Miglio, Roberta Misticone
scene Luigi Ferrigno costumi Enzo Pirozzi disegno luci Cesare Accetta
musiche, ambientazioni sonore composte ed eseguite dal vivo da Antonio Della Ragione
assistente ai costumi Irene De Caprio assistente alle scene Sara Palmieri
direttore di scena Teresa Cibelli attrezzista Mauro Rea
macchinisti Giuliano Barra Luigi Sabatino
elettricista Ciro Petrillo fonico Daniele Piscicelli sarta Annalisa Riviercio
trucco Sveva Viesti foto di scena Marco Ghidelli
realizzazione scena Alovisi Attrezzeria realizzazione pedana Retroscena
sartoria Ass. Factory costume materiale elettrico e fonico Emmedue

Pluripremiato e consacrato da un clamoroso successo di pubblico e di critica nel 2018, torna l’epopea in versi di Mimmo Borrelli, La cupa.

“Uno spettacolo che racconta una deriva” spiega Borrelli e che dopo la cosiddetta Trinità dell’Acqua (’Nzularchia; ’A Sciaveca; La Madre: ’i figlie so’ piezze ’i sfaccimma, tutti prodotti dallo Stabile napoletano) apre la Trinità della Terra, “pianeta che viene risucchiato nel vuoto delle coscienze e della memoria del nostro tempo”. La parola che dà il titolo all’opera – cupa – va intesa nella doppia accezione, di sentiero stretto che s’apre nelle cave, e di buio metaforico, perché affondata nelle tenebre è la rappresentazione della violenta faida che vede contrapposte due famiglie di scavatori: quella di Giosafatte ‘Nzamamorte, malato terminale di tumore, e del terribile Tommaso Scippasalute. La cava contesa nasconde attività illecite di smaltimento di rifiuti tossici e cadaveri di bambini per il mercato degli organi, ma nasconde soprattutto il passato dei personaggi che la abitano. Ognuno ha il suo orrore inconfessabile, un inferno di colpe e delitti – tra omicidi, pedofilia, infanticidi, stupri – rimossi nel ventre dell’inconscio ma destinati a un eterno ritorno, proprio come la paternità negata di Giosafatte.

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